Mood

M – buon viaggio …

Stavo tornando dal lavoro quando ti ho visto. Ero passata in Coop per prendere due cose per il mio bimbo e una birra che speravo di bere in buona compagnia, e ti ho visto.

Ho visto il tuo sorriso buono, che non vedevo da un po’.

Ho visto quei due occhi piccoli e semplici e ti ho rivisto con le guance abbronzate color aragosta, mentre mi dici che i duroni promettono bene, che li hai sentiti e sei soddisfatto. 

Che io ti ricordo così. 

Un ragazzo di poche parole e dalle mani rovinate dalla fatica. 

Un ragazzo bello e buono, nel suo voler fare le cose a modo.

Un ragazzo che ama la campagna e non sa starne lontano.
Sono anni che non ti vedo. Non credo di averti neanche mai incontrato per strada da quando abbiamo interrotto ogni rapporto lavorativo. 

Eppure quel tuo sorriso su quel muro maledetto mi ha dato da fare. 

Che io lo sapevo da ieri che tu non c’eri più, ma oggi ti ho visto lì e ho capito. Ho capito che davvero hai detto basta. Lo hai detto tu. 
Perché? Perché non ci sei più? Perché a me da’ tanto da fare il fatto che tu non ci sia più?

Tu che non eri mio amico, ma tu che ai miei occhi eri una bella persona … e tanto mi basta.
Perché uno si alza al mattino e dice di farla finita?

Come funziona? Voglio dire, cos’è che muove la volontà al punto di strapparsi la propria vita?
Ne ho passate tante in questi anni, che quando le racconto mi guardano con quell’aria di compassione che mi fa schifo; ma MAI, mai ho pensato di farla finita. Perché la vita è un gran casino, è un’opera tragicomica dove il più delle volte mi chiedo se qualcuno lassù si diverta a prendermi per il culo o cosa … però la vita è prima di tutto una opportunità. 
Dunque, perché?

E penso al vuoto di chi resta. Penso al senso di colpa di un genitore che, a priori, non svanirà mai.

Erano anni che non ti vedevo e non ti vedrò mai più. Potevi anche essere emigrato al polo, per quel che ne sapevo io, ma niente da fare: ti ho visto su quel muro e non ho capito più nulla. E ho pensato alla tua mamma e al tuo papà. E ho pensato al mio bimbo, perché senza di lui la mia vita non sarebbe niente. NIENTE.
Allora l’unica cosa che mi viene da dire è questa: parlate.

Che stiate bene o no, parlate. Ditelo. Comunicate. 

Ditelo che siete stanchi, che non ne potete più, che non avete più fiducia nel domani. 

Parlate. Fateci spaventare. Fateci preoccupare, ma dite perché avete paura.
Ditelo che la vita vi fa schifo, che i problemi sono più delle soddisfazioni, che le spese sono troppe e da soli non riuscite a risolvere nulla.

Ditelo che avete bisogno di noi, perché noi vi abbiamo messo al mondo e senza voi non saremo mai più noi. 
Noi, così scassamaroni. Noi, così insistenti e imbarazzanti ai vostri occhi. 

Noi, così innamorati di voi, che l’unica cosa che davvero vogliamo è vedervi felici. E ci toglieremo noi la nostra stessa vita per poterla dare a voi.

Noi, così genitori. Voi, così per sempre figli. 
Dunque, perché?

Parlate. Arrabbiatevi. Chiedete. Pretendete. Ma non andate mai via. Mai. Per favore. Mai.
Buon viaggio M., ovunque tu sia . 

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